IL MIO PRIMO ROMANZO

IL MIO PRIMO ROMANZO
Nina vive di sogni che,puntualmente, vengono infranti. Si sente come se si fosse svegliata un giorno scoprendo di avere trent'anni. Che fine hanno fatto tutti i progetti, le speranze, l'entusiasmo? Che ne è stato dei vecchi amici? Dei primi amori? Della spensieratezza? Intraprenderà un viaggio dentro di sé, affrontando situazioni comiche e paradossali, talmente drammatiche da poterci ridere su, ma,alla fine, a suon di cuori spezzati e speranze disattese, troverà quel "tassello mancante" che darà un senso alla sua vita. Una scrittura semplice,fluida e senza fronzoli, in ogni pagina c'è un'emozione nuova: si ride e si piange, con la stessa intensità, fino al colpo di scena finale. Un'analisi cruda, ma, allo stesso tempo, ironica, della situazione in cui versa la maggior parte dei giovani adulti, con le proprie contraddizioni, i conflitti, la mancanza di punti di riferimento e di certezze, ma,soprattutto, con un'inesauribile fiducia, in un futuro migliore.

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sabato 12 giugno 2010

IL DONO IMMORTALE

Tutti noi nasciamo con un dono speciale, ma solo pochi fortunati riescono a capire quale esso sia. Esistono individui che trascorrono una vita intera senza accorgersi di se stessi e delle grandi potenzialità che possiedono. A volte è l'ambiente familiare a sopprimere determinate tendenze e attitudini, spesso si nasce nel posto sbagliato e al momento sbagliato. Non esistono persone inutili, non esistono persone migliori di altri, queste ultime hanno soltanto dei talenti più apprezzati nella nostra società. Come facciamo a scoprire qual'è il nostro? Semplicemente facendo ciò che ci fa stare bene, che ci fa sentire appagati, liberi, realizzati, non c'è prigione peggiore che quella che ci impedisce di esprimerci, tutti abbiamo la nostra missione, per piccola o grande che sia, in questo mondo.
Abbiamo un limite,però, che è quello di essere umani, con il passare del tempo, qualunque sia il nostro talento, esso si affievolisce, appassisce insieme a noi: le mani del chirurgo inizieranno a tremare, la voce del tenore diverrà sempre più flebile, le orecchie del musicista udranno sempre meno le note, la bellezza della modella resterà in una foto sbiadita, il pittore non distinguerà più i colori, l'attore non ricorderà le battute.
Esiste un solo dono che è immortale ed è l'immaginazione, chi ne è provvisto, non solo non ne sarà abbandonato, ma trarrà da essa, la forza per andare avanti, per superare gli ostacoli, per rimanere giovane. Niente e nessuno potranno impedirci di inventare storie, creare situazioni e personaggi che esistono soltanto nella nostra mente, proseguiremo nel raccontare le nostre favole a figli, nipoti e pronipoti e questo ci permetterà di continuare a vivere la nostra di favola, perchè quello che "c'era una volta" ci sarà ancora.

mercoledì 24 febbraio 2010

MESSAGGI DA MISTERIOSE ENTITA': SEMPLICE ISPIRAZIONE
O STRATAGEMMA LETTERARIO?
Mi è capitato, più volte, di imbattermi in libri dall'argomento, più o meno, metafisico, divenuti "best seller", in quanto, presumibilmente dettati, parola per parola, da entità occulte, meglio identificate come guide spirituali, angeli, extraterrestri, fantasmi e chi più ne ha più ne metta...
Mi domando se queste "voci" interiori non possano, invece, essere altro che pensieri, barlumi di sapienza, intuizioni, che scaturiscono dal nostro io più recondito. Sarà capitato a tutti, almeno una volta nella vita, di essere ossessionati da un'idea, di avere dei "burattini nella testa", pirandellianamente parlando, di scrivere rapiti da un'estasi improvvisa, con la mano che sembra muoversi da sola. Sicuramente avremmo riscosso più successo affermando di essere stati guidati da un'entità, fungendo da canali per diffondere ad un'ignara umanità, dei contenuti alquanto improbabili e neanche tanto originali. E'una cosa che va di moda, adesso e che fa vendere molto. Chi dice di andare in trance, chi lo fa sotto ipnosi, chi mentre cucina, chi al volante, chi quando dorme. Eppure, non ho mai letto di grandi verità svelate, si tratta di messaggi che si assomigliano tutti, che sia forse, sempre lo stesso spirito burlone che va a sussurrare nell'orecchio di gente che è sempre pronta col taccuino? E perché tante altri comuni mortali che sostengono di sentire delle voci e non hanno la prontezza di scriverci un libro, finiscono dritti in una clinica psichiatrica con la diagnosi di "schizofrenia acuta"? Qual'è il limite tra genio, follia e strategia commerciale?
La differenza la fa il pubblico, abbastanza persuaso e parecchio plagiato decidendo, o meglio, credendo di decidere, quale sia il materiale Divino e quale, semplicemente, il delirio di un pazzo.

venerdì 12 febbraio 2010

LA DURA VITA DEGLI ASPIRANTI SCRITTORI

CONSIGLI PRATICI SULL'USO DEL PROPRIO TALENTO


Com'è difficile avere un sogno nel cassetto di questi tempi, soprattutto se tale sogno corrisponde a diventare uno scrittore. Il mondo dell'editoria è pieno di lupi famelici che non vedono l'ora di sbranare le nostre speranze riducendole ad un'illusione che lascia l'amaro in bocca.
I grandi nomi non si degnano neanche di leggere le opere degli esordienti e, a tale proposito, mi sorge spontanea la domanda: "Come fa uno ad iniziare se danno spazio soltanto a nomi conosciuti che garantiscono un incasso?" L'alternativa è rivolgersi a piccole case editrici che, per così dire, si autofinanziano, o meglio si finanziano grazie al contributo di poveri sprovveduti che, dopo essersi viste chiudere tante porte in faccia, cedono alle lusinghe di questi editori improvvisati che campano grazie alle loro aspirazioni. Spesso lo specchietto per le allodole è costituito da un fantomatico "concorso letterario" a cui tutti possono partecipare e che premierà soltanto i più meritevoli con un' "interessante proposta editoriale". Potete star pur sicuri che il libro prescelto sarà il vostro, ma se avrete modo di contattare tutti gli altri partecipanti, scoprirete che, fanno anche loro parte degli eletti. L'annuncio vi verrà fatto nell'arco di uno/tre mesi, contro l'anno che si prendono le Case Editrici, quelle vere, quelle che meritano di essere scritte in maiuscolo. Quelle fantomatiche, create ad hoc per gli scrittori emergenti, non hanno nulla da perdere, perché, sia che vi propongano di acquistare un minimo di copie, sia che vi chiedano di anticipare voi le spese di produzione, avranno da guadagnare, mentre voi, avrete molto a cui rinunciare: alla fiducia in voi stessi, innanzitutto, alla credibilità, alla voglia di scrivere ancora e, in ultimo, ma non in ordine di importanza, ad un bel po' di soldi...Non è difficile farsi pubblicare, questo può farlo chiunque, anche chi non sa scrivere, quello che è, praticamente impossibile, è farsi leggere, perchè, se ricorrerete allo stratagemma della pubblicazione a pagamento, dovrete accontentarvi di far leggere il vostro testo a parenti ed amici, perchè, il resto delle copie, ammuffirà in qualche magazzino. Alcune di queste case editrici hanno una libreria a cui appoggiarsi, ma è l'unica in cui vedrete esposto il vostro libro, ma, semmai, qualcuno si trovasse a passare di lì e comprasse il vostro libro, l'incasso andrà, praticamente, tutto all'editore, perchè gli avrete ceduto i diritti e a voi spetterà un minimo 10%. Se hanno un sito, il vostro testo sarà pubblicizzato lì e da nessun' altra parte, scordatevi presentazioni, spazi sui giornali, interviste. A questo punto è meglio ricorrere al "Book on demand", un servizio che pubblica libri in bassa tiratura, ma, almeno, non dovrete cedere i diritti a nessuno, gestirete voi le vendite e, male che vada, potrete rientrare di quanto speso.
Vale la pena tirar fuori da un cassetto pieno di polvere e ragnatele il nostro sogno per vederlo mercificato, svalutato, mortificato? Se decidiamo di dargli la luce dobbiamo crederci fino in fondo, dobbiamo dargli la considerazione che merita, incamminandoci verso una strada in salita, impervia e irta di ostacoli, piuttosto che una in discesa che ci farà, inevitabilmente, ruzzolare giù.
Se abbiamo veramente talento troveremo qualcuno disposto ad investire su di noi, a scommettere sul nostro successo, ma siamo noi i primi a non doverci arrendere.